Aula magna
Il Cav. difende la solidità dell’Italia e segue la via dialogante del Quirinale
Alla fine l’atteso discorso del Cav. alle Camere ha sorpreso solo quanti si aspettavano alzate d’ingegno che oggi il premier non può e non vuole permettersi. Silvio Berlusconi s’è presentato in Parlamento per un dibattito sulla crisi internazionale in cui la strategia era quella di non prenderle. Un discorso semplice, neanche mezz’ora in cui un fin troppo composto presidente del Consiglio ha rivendicato il rivendicabile in termini di azione di governo e solidità complessiva del sistema Italia.
21 AGO 20

Quanto alla crescita, “essenziale”, il Cav. – che oggi incontra le parti sociali – la affida alle buone azioni dei soggetti economici e propone un’agenda assai snella: conferma il sostegno alla contrattazione di secondo livello e alla detassazione degli straordinari, indica nella sburocratizzazione l’orizzonte di lavoro per la Pubblica amministrazione, avverte che porterà in Aula il nuovo “Statuto dei Lavori” e, soprattutto, chiede una rapida approvazione della delega fiscale per sgravare imprese e famiglie.
“Un discorso concreto”, taglia corto Roberto Maroni, capo leghista in assenza di Umberto Bossi (“aveva una visita medica”). E’ il capogruppo Marco Reguzzoni, però, a far ascoltare al Cav. parole di miele: “Per noi non esiste un’alternativa all’asse Bossi-Berlusconi”. Le opposizioni restano cristallizzate sulla scena almeno quanto il loro avversario. Solo Pier Ferdinando Casini prova a smarcarsi. Il leader dell’Udc propone un “decreto per anticipare pezzi della manovra economica” (la linea del Quirinale) e “una commissione bipartisan per la crescita con due mesi per fare proposte”, poi avverte: “Serve un armistizio tra i maggiori partiti o rischiamo un nuovo ’93”. Pier Luigi Bersani, al contrario, insiste sulla linea delle dimissioni del Cav. come Antonio Di Pietro, che però si giova di un surplus di sapienza attoriale. Niente a paragone della lettera di licenziamento che Sergio Marchionne recapita al premier via agenzie quand’è ancora a Montecitorio: “Ci serve una leadership più forte che ridia credibilità al paese”.